Sfogliando

                                     

 

 

Unità non uniformità

 

 

 

Non c’è mai stato nel cristianesimo tanto parlare di unità e di riunione di quanto ce ne sia adesso. Non si tratta, naturalmente, dell’unità della chiesa invisibile, che sussiste al di sopra dei vari movimenti e denominazioni; ma di unione tra gruppi che hanno qualcosa, o molto, in comune, e di una sempre maggiore uniformità fra le chiese della stessa denominazione, tanto da spegnere quasi del tutto la guida dello Spirito Santo.

I movimenti unitari, o ecumenici, si moltiplicano dovunque, in Europa, ed in America, generando confusione e malintesi nella mente dei semplici per la calda attrattiva che l’unità esercita sempre nei cuori. E certo nessuno può rifiutarsi di cooperare all’unione della Cristianità; ma ci sono oggi tante persone e tanti gruppi che si fregiano del nome di Cristo, rinnegando, poi, o camuffando qualcuna delle verità da Cristo insegnate o concernenti Lui stesso; molte società cristiane non sono più quelle che erano al loro sorgere, ma si sono trasformate col volgere degli anni, conservando solo delle origini il nome; prima di fare un passo, oggi, bisogna vedere chiaro dove si mettono i piedi. Unione, si, ma a quale prezzo?

Innanzi tutto bisogna notare che non tutti quelli che parlano d’unione sono sinceri; in genere si tratta di movimenti od organizzazioni, perché, finito l’impulso del risveglio iniziale, vivono stentatamente o declinando lentamente nel vuoto formalismo, manifestando una vitalità solo esteriore, fatta di tecnicismo e di fredde ricerche scientifiche. Questi unitarismi, vorrebbero rafforzarsi assimilando movimenti in pieno rigoglio, come quegli agricoltori che, per rinvigorire una partita di vino scadente, la mescolano con un’altra partita di migliore qualità.

In queste mescolanze è sempre il vino buono che patisce nocumento. Oppure si uniscono ad altri movimenti ugualmente decadenti, ed allora non può venirne che un momentaneo e fittizio ringiovanimento.

Ma che dire di quei movimenti intimamente malati, perché affetti da qualcuna delle funeste tare modernistiche, che sono protesi verso l’unione o l’assorbimento di altri movimenti, che si sono mantenuti saldamente ancorati ai principi fondamentali della Scrittura o che sono in pieno sviluppo? L’unione, finiti gli abbracci e gli entusiasmi del primo momento, si rivelerebbe come qualcosa di artificiale, un’unione illegittima, da cui non potrebbe nascere che un malcelato rimpianto.

Unità non è irregimentazione. Si può essere spiritualmente uniti, anche mantenendo la propria indipendenza e la propria libertà, il proprio colore ed il proprio metodo, in modo da formare, nella varietà, un quadro d’insieme cementato dalla carità. Questa è la vera unità, da cui si sprigiona un continuo anelito d’avanzamento incoraggiato dall’esempio degli altri ed incitato da una santa emulazione. In tale quadro i colori sono vivi e reali; nell’altro, dell’unione ad ogni costo, i colori diventano evanescenti o si confondono in un tutt’uno generando l’uniformità, e quindi la formalità, e cioè la mancanza di vita. Ma il discorso su questo soggetto sarebbe troppo lungo.

Vogliamo dire in particolare una parola sull’uniformità che si va stabilendo nelle chiese locali.

L’organizzazione in sé è un’ottima cosa, purché venga controllata e limitata dallo Spirito Santo; ma l’organizzazione diventa una pessima cosa e fa un cattivo servizio all’opera del Signore quando cessa d’essere controllata e comincia a controllare. Gesù non lasciò leggi o regole per le chiese locali, ma le affidò alla guida dello Spirito Santo.

Nel cristianesimo primitivo le chiese sorsero e si svilupparono meravigliosamente. Il segreto della loro vita e del loro sviluppo, come giustamente è stato scritto, era tutto racchiuso in quello Spirito divino, al quale dovevano la loro nascita e la loro forza. Man mano che la guida dello Spirito Santo cessava, perché la fede veniva meno, sorgevano istituzioni, leggi e gerarchie, che dovevano regolare l’andamento delle chiese.

In seguito l’unità della Chiesa fu intesa in senso materiale e le varie chiese locali si unirono, si uniformarono, e stabilirono nuove leggi e nuove gerarchie per il governo di questa nuova istituzione, che spense anche gli ultimi aneliti della libertà, in coloro che ricercavano la guida dello Spirito Santo, e della dipendenza da Cristo, capo della Chiesa.

Tale unione, imposta con la violenza e, spesso, con le armi degli eserciti imperiali e con inaudite persecuzioni, produsse nella maggioranza della cristianità un declino della dottrina e nei costumi ed un ritorno all’idolatria ed all’errore; nel frattempo, lo Spirito Santo continuò a vivificare ed illuminare quella parte di cristianità che, attraverso i secoli, ha seguito con fedeltà i principi della Parola di Dio, ricevendo forza e potenza dall’Alto.

Questa è la storia di ogni movimento religioso. Sorge e si sviluppa per una forza soprannaturale, ma poi s’allontana dalla linfa vitale, lo Spirito Santo, e per reggersi si dà leggi ed ordinamenti umani, a somiglianza delle società terrene. Cessata la guida dello Spirito Santo subentrano le gerarchie, le autorità, il governo di uomini. Cessata l’unità dello Spirito, subentra l’uniformità, l’irregimentazione; tutto va per il meglio, tutto si svolge con ordine, con dignità, con decoro; quasi ci si vergogna delle umili origini, degli inizi, in cui c’erano tante cose che attiravano gli scherni e le incomprensioni del mondo; ora tutto è a posto.

Ma dov’è più la vita dello Spirito nella, maggior parte dei movimenti religiosi di oggi? Bisogna notare con rammarico che anche molte chiese pentecostali si trovano in queste condizioni.

Cercano l’unione con gli altri, la loro approvazione; e si mimetizzano in tutte le maniere pur di essere accolte e tenute in considerazione e rispettate. Non si può ostacolare l’unità spirituale, ma è pericolosa l’uniformità.

Ritorniamo alle origini, quando lo Spirito Santo aveva il pieno controllo delle chiese e degli individui. La nostra opera, per quanto perfetta possa essere, risulterà dannosa o inutile se si sostituirà alla potenza dell’opera dello Spirito Santo.

 

                                                                                                     

                                                                                                              Guido Scalzi

 

 

 

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