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La vera festa

 

 

Siamo ormai giunti alla fine del mese che nel calendario coincide con la maggiore concentrazione di festività posta a cavallo tra lo spirare di un anno ed il sorgere dell’altro.

È un periodo di tempo che si presenta come una successione di giorni che si ammantano di un denso “significato religioso”, mentre in realtà, sotto “spoglie cristiane”, si riproducono i più antichi riti d’idolatria pagana, rivisitati secondo i più moderni criteri consumistici. Oggi i regali, le più classiche immagini, nonché ogni sorta di personaggio legato alla saga profana della fine dell’anno viaggiano anche su internet, in quanto possono restare immutabili e fissi giorni e spirito di cui sono impregnate le celebrazioni.

La capacità di stare al passo con i tempi, però, adattandosi alle leggi della cosiddetta new economy, impone un continuo cambiamento di immagine ed una flessibilità indispensabile nell’acquisire nuove abilità nell’uso dei moderni mezzi di comunicazione.

I giorni che si susseguono sono considerati tutti, indistintamente, “festività” nel senso di “giorni di festa solenne, specialmente religiosa”, da un termine latino che vuol dire “allegro, piacevole”.

“Allegrezza, felicità, gaudio” sono allo stesso modo il significato del termine utilizzato anche da Luca nel suo Vangelo: “Mio figlio era morto ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato. E si misero a fare gran festa” (Luca 15:24), mentre riporta la parabola del figlio prodigo narrata da Gesù. Si tratta però di una condizione interiore che ha un’origine differente, la grazia del Padre, una cornice diversa, la casa del Padre, una comunione differente, i servitori del Padre, una durata differente, l’eternità del Padre, una prospettiva differente, la gloria del Padre, un tenore differente, lo Spirito del Padre, una tavola differente, la mensa del Padre, un nutrimento differente, gli alimenti del Padre.

Questa è vera festa, la grazia di Dio Padre in Cristo Gesù. Questa è l’unica festa dei credenti; questa è la nostra, grande festa: la salvezza. Se un “figlio era morto ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato”, rallegriamoci, facciamo “gran festa”!

 

Eliseo Cardarelli

 

 

 

 

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